Cina:provincie contese

provincie
Come già desritto nella pagina precedente,la Cina amministra 33 suddivisioni di livello provinciale di cui: 22 province, 5 regioni autonome, 4 municipalità e 2 regioni amministrative speciali e rivendica anche l’isola di Taiwan al governo di Taipei
Dal 1º ottobre del 1949 in Cina è presente un sistema di governo socialista e non va confusa con la Repubblica di Cina, più nota come Taiwan: entrambe le entità statuali rivendicano sovranità territoriale sull’intero territorio della Cina e delle sue isole, benché a livello internazionale l’entità che riceve il maggior riconoscimento sia la Repubblica Popolare Cinese(la Cina).
Infatti Taiwan non è riconosciuto né dalla Cina né dagli altri Paesi membri permanenti dell’ONU ( Russia, Regno Unito e Francia), nonché dal Canada e dagli altri Paesi dell’Unione europea, Taiwan intrattiene tuttavia con essi rapporti di collaborazione e di commercio (solitamente con un ufficio di rappresentanza facente funzioni di ambasciata); al 2010 è riconosciuta da 23 Paesi in tutto il mondo, tra cui il Vaticano.
Sin dalla creazione della Repubblica Popolare Cinese (1949) Taiwan è stata considerata una provincia della repubblica comunista. Attualmente la Repubblica di Cina controlla l’intera provincia reclamata dalla Repubblica Popolare Cinese, costituita dall’isola di Taiwan e dall’arcipelago delle isole Penghu (o isole Pescadores). La Repubblica di Cina controlla anche altri due gruppi di piccole isole più vicine alla costa, le Kinmen (come contea di Kinmen) a ovest, e le isole Matsu (come contea di Lienchiang) a nord-ovest, entrambi i gruppi sono amministrati dalla provincia del Fujian taiwanese. Il governo di Taiwan, infine, reclama ufficialmente tutta la Cina continentale, il Tibet, la Mongolia Esterna e la Repubblica di Tuva (entità federale della Federazione Russa). Sebbene le rivendicazioni territoriali della Repubblica di Cina siano state fatte cadere nel 1991 dall’allora presidente Lee Teng-hui, che dichiarò cessato il Periodo della Ribellione Comunista e abrogò le relative leggi che dal 1949 limitavano fortemente la democrazia sull’isola[1], l’assemblea nazionale di Taiwan non ha ufficialmente approvato questo cambio di politica.
Ecco una foto del palazzo presidenziale a Taipei,capitale dell’isola di Taiwan:

Taipei
Diseguito descrivero la storia che ha creato tante diatribe tra Cina e Usa.
Come già detto sia la Cina che Taiwan hanno continuato a sostenere specularmente di essere l’unica autorità legittima dell’intera Cina. La comunità internazionale, con poche eccezioni, scelse gradualmente la Cina continentale come legittimo rappresentante dell’intera Cina. Si trattò però di un processo piuttosto lento. Solo nel 1971 il Kuomintang perse il proprio seggio di rappresentante della Cina alle Nazioni Unite e nel 1979 gli Stati Uniti, rinnegando la precedente linea di condotta, smisero di riconoscere Taiwan quale stato legittimo.
Nel 1979 gli attivisti democratici tentarono di attirare l’attenzione dei media internazionali sulle condizioni dei cittadini taiwanesi sotto la linea politica dei nazionalisti. Il 10 dicembre di quell’anno, giorno dei diritti umani, gli attivisti democratici organizzarono grandi proteste nella città di Kaohsiung, pretendendo la fine della legge marziale e della linea politica del governo nazionalista. Queste proteste vennero velocemente represse dalla polizia.
Il presidente taiwanese Chen vinse le elezioni con la proposta di redigere una nuova costituzione in cui risaltasse il carattere sovrano e indipendente di Taiwan. Ha inoltre sciolto il Consiglio per l’Unificazione Nazionale, costituito nel 1990 per sovrintendere all’eventuale unificazione dell’isola con la Cina.
Il governo cinese ha reagito con una legge che stabilisce che qualunque tentativo di legittimare un autogoverno indipendente nell’isola mediante la modifica della Costituzione taiwanese potrebbe avere come conseguenza un’azione militare da parte della Cina. L’ex-presidente statunitense Bush ha chiesto a Taiwan di non modificare lo status quo, ma ha anche avvertito che avrebbe fatto tutto il necessario per difendere l’isola da un attacco della Cina Popolare.
Per molti esperti, in caso di una guerra Cina-Taiwan, gli USA non sarebbero in grado di intervenire, a causa della potenza militare cinese in Asia e nel Pacifico e dello stretto legame economico tra Washington e Pechino.
Tuttavia una legge del Congresso obbliga gli USA a difendere militarmente Taiwan da un eventuale attacco cinese. Oltre a ciò, è notevole il fatto che negli ultimi anni gli USA abbiano circondato la Cina popolare con basi in Corea del Sud, Tagikistan, Kirghizistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakistan, Afghanistan, Pakistan, Singapore, Indonesia e Filippine.
Insomma una vera battaglia psicologica e mediatica che si spera non si trasformi in una vera e propria guerra.

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