Romania : Bucarest

Soltanto colui che riuscirà a guardare il mondo con gli occhi di un bambino riuscirà a capire quanto è bella la vita.

Ciao a tutti, mi chiamo Francesco, potrei ricostruire la storia della mia vita:una genealogia di improvvisate dichiarazioni di stili e tendenze, errori, sofferenza e sogni, accolti e rifiutati con il passare degli anni. Fin da bambino,avevo molta fiducia in me,a quei tempi ero convinto che la vita fosse una facile passeggiata. Avevo 13 anni, sognavo di girare il pianeta,di seguire il caldo,di “saltare” il freddo inverno. A scuola sui diari disegnavo la mia vita,sul foglio bianco appariva l’immagine di una rondine che migrava verso il caldo, il sole e l’allegria.
Mi piaceva credermi un viaggiatore,allora voglioso di esperienza e di avventura,ma,per ironia della sorte detestavo volare. Il mio “primo” viaggio fu a Bucarest,in Romania.
Incredibilmente pur di evitare l’aereo,a causa della mia(ormai ex) aviofobia , decisi di raggiungere Bucarest in autobus. Il viaggio,iniziò da Crotone alle 23:00, l’arrivo a Roma era previsto per le 06:00 alla stazione Tiburtina e alle 07:00 dovevo prendere l’autobus per Bucarest.Mi aspettavano 38 ore di viaggio!!! Una eternità, un viaggio assurdo, sofferto e indimenticabile, ma allo stesso tempo bellissimo e avventuroso.
Quando arrivai a Roma, all’uscita mi fermai,frastornato dalla vampata d’aria calda e dall’odore intenso del carburante.Poi schermandomi con una mano gli “occhi di sonno” mi infilai il borsone a tracolla e imboccai di fretta la strada che mi portava all’autobus che partiva per Bucarest.Giunti alla fermata,mi aspettava Francesco,il mio compagno di viaggio e dopo una breve colazione aspettammo a lungo il nostro turno per il controllo del biglietto da parte dell’addetto dell’ufficio.C’erano famiglie con un’enorme quantità di valigie. Dopo una rapida ispezione delle etichette sulle borse da viaggio, entrammo finalmente nell’autobus.
Alla biglietteria ci avevano promesso un pullman “gran turismo”,invece ci ritrovammo un torpedone decorato con disegni e all’interno,niente di neppure vagamente confortevole.I sedili erano bloccati nella posizione reclinata,il condizionatore era rotto.Cercai con lo sguardo,tra i compagni di viaggio,la faccia di un turista,ma si vedevano solo persone che lavoravano in Italia e tornavano in Romania.Davanti sedeva un uomo dalla faccia inespressiva accanto alla moglie che,inspiegabilmente,non la smetteva di ridere.
Partimmo e,dopo qualche minuto l’autista accese lo stereo “inondando” l’autobus con la musica degli ultimi successi di Freddie Mercury.
Ora il mio animo molto più leggero provò un momentaneo sollievo, ma allo stesso tempo ero ansioso delle 38 interminabili ore che mi attendevano.
Chiacchierando con Francesco,giustificavo la mia aviofobia dicendo che volevo viaggiare,non fare turismo, avevo bisogno di un viaggio avventuroso e non di una vacanza comoda per gente anziana.
Il finestrino era chiuso ermeticamente e il sole mi faceva pulsare la testa e sudare le mani.Avevamo davanti più di mille chilometri, e la temperatura era insopportabile.Qualunque direzione prendessimo,il sole infieriva su di noi attraverso i finestrini.Mi sentivo sempre peggio,emergendo e ricadendo in un sonno irritabile tra i sobbalzi degli ammortizzatori.
Dopo una breve pausa per la cena,arrivammo quasi al confine con la Slovenia.
Improvvisamente eravamo circondati dagli alberi e il pullman procedeva in prima per affrontare una serie infinita di curve.Poi la strada percorse un’altra zona pianeggiante coperta da una bassa boscaglia dove l’autista accellerò come un indemoniato suonando senza sosta il clacson.Guardando dal finestrino si notavano magnifiche valli,cime rocciose , fitte foreste di conifere e chiese con i loro campanili appuntiti. Tra poco pregavo,tra poco saremo arrivati all’autogrill.Intanto continuavo a dimenarmi sullo stretto sedile cercando di addormentarmi,ma ero disturbato da alcune persone che parlavano a voce alta.
Le guardai di colpo,cercando di farmene un’ idea. Conoscevo il genere di viaggiatori noiosi che riuscivano a infastidire il prossimo per ore con racconti di avventure spericolate e si davano un gran da fare nell’illusione di rendersi “interessanti”. Questi stavano rivaleggiando nel tentativo di risultare delle “guide turistiche”: uno parlava con tono autorevole del suo progetto di fermarsi a Brașov, l’altro si spacciava per un esperto di ” Turismo montano”. Uno era un uomo robusto con i capelli neri lucidi di brillantina e le lenti degli occhiali così spesse da conferirgli un’ espressione stralunata,l’altro era magro,gli occhi erano di un celeste acquoso da neonato,ma con uno sguardo agghiacciante. Notavo con stupore che cercavano astutamente di infiltrarci nel discorso, in modo da prendere confidenza e di abbindolarci con qualche discorso suggestivo. Sapevano cosa interessava ai turisti,quindi avevano pronto il discorso che serviva come “esca” . A questo punto come previsto,Gabriele(ricordo ancora il nome)dopo una breve presentazione, inziò a parlare dei luoghi interessanti della Romania.
« Ti piace Bucarest » disse.
Era un approccio,evidentemente,ma non trovai subito la risposta anche perchè ero ansioso avendo notato alcuni dettagli che non quadravano.
« Certo » risposi.
« Siamo fratelli,abbiamo in comune l’origine etnica e la lingua neolatina » disse Gabriele.
« Nel territorio della Romania ci sono numerose e diverse presenze culturali,quindi sarebbe errato e fuorviante limitarsi a identificare la Romania come una sorta di fratello separato » risposi con decisione.
« E bravo Francesco » rispose Gabriele sorridendo.
« Domani passeremo vicino Braşov e vedremo il Castello di Dracula » « Vlad era chiamato Dracula e infliggeva una terribile morte ai prigionieri » aggiunse,ridendo.Intanto il cielo si oscurava e il sole lasciava posto al paesaggio lunare,l’autista annunciava che l’autobus stava per effettuare una sosta, e Gabriele ne approfittò per invitarci a scendere con lui all’autogrill (nella foto a fianco) .
La loro tecnica era quella di tenerci lontano dai “bagagli a mano” e con la scusa di scendere a bere qualcosa insieme (offrivano loro), un complice restava nell’autobus per rubare i bagagli. Avendo notato alcuni dettagli e sguardi maliziosi decisi con la scusa di un finto mal di testa,di restare in autobus. A questo punto Francesco,dava un’occhiata intorno nervoso,tormentandosi le mani.Probabilmente,pensai vedendolo sospirare,si stava interrogando sul fatto che doveva dormire a pochi passi dai ladri dei nostri bagagli.
Così sensibilizzato dalla sua ansia, guardandomi intorno notai due sedili vuoti che puntualmente andammo a occupare.Al lato del sedile vidi una giovane donna straordinariamente magra e con le clavicole sporgenti,con la carnagione abbronzata e gli abiti stile punk.Si chiamava Maria raccontò,era di Bucarest e lavorava a Roma.
« Avete rischiato grosso » disse sorridendoci con aria amichevole mentre incrociava le gambe.
« Forse gli zaini hanno un’ aria troppo nuova? »
Incredibilmente Maria aveva notato tutta la scena,e imbarazzato feci un sorriso.Mi lanciò un’occhiata e sorrise,aveva le guance incavate di chi è più magro del dovuto,gli occhi erano abbastanza lucidi.
« In questo autobus mi sono ammalata di polmonite Legionella » tuonò all’improvviso.
« Come? » Risposi incredulo.
« La Legionella è un batterio, è un passeggero scomodo, non si vede, è più piccolo di una zecca, di un verme o di una formica » disse sorridendo.Poi tornando seria disse:« Il virus della Legionella è un batterio che, sviluppandosi in ristagni di acqua, si sviluppa facilmente sia in natura o all’aria aperta, ma anche all’interno di impianti per uso industriale o domestico.»
Ci fece cenno di guardare i condizionatori che erano malridotti e poco funzionanti.
Restammo in silenzio per qualche minuto.Istintivamente presi il nastro adesivo nello zaino e con un cartoncino iniziai a tappare il condizionatore,anche se non sapevo se facevo la scelta giusta,in quel momento in preda alla mia ipocondria decisi di fare quella scelta.Guardai dal finestrino lasciando vagare i pensieri verso le montagne che scorrevano accanto.Via via che le montagne cedevano il posto a qualche villaggio sparso,mi accorsi che la spiacevole sensazione di ansia e di ipocondria stava piano piano svanendo.
Intanto Francesco tirò fuori dallo zaino la dama.
Dopo qualche partita e un breve spuntino,stanco dal viaggio precedente(Crotone-Roma),mi addormentai. Un brusco risveglio a causa di una frenata del conducente,mi fece prendere uno spavento.Francesco e io ci guardammo e scoppiammo a ridere. Adesso c’era troppo buio per vedere cosa c’era al di là dell’autobus.Ormai era mezzanotte, eravamo ancora stanchissimi,gettando un’occhiata mi resi conto che Francesco si stava addormentando,così nonostante un pò di ansia cercai di addormentarmi di nuovo. Dopo un brusco risveglio a causa della Dogana che salì sull’autobus per controllare i documenti,decisi di non dormire e attendere l’arrivo al prossimo autogrill.Quando mi voltai a guardare Francesco,vidi che stava ancora dormendo e la testa sbatteva leggermente contro il finestrino,perchè l’autobus sobbalzava su buche particolarmente profonde. Da qui ci rendemmo conto di essere in Romania.La prima città che vidi fu Timişoara,poi attraversammo tutte le città evidenziate nella cartina seguente,fino ad arrivare a Bucarest.
E adesso eccomi qui, finalmente,dopo tanti anni di sogni,dopo un lungo viaggio di 47 ore in totale(9 ore Crotone-Roma,38 ore Roma-Bucarest)ero riuscito a realizzare i miei sogni.
Scesi alla stazione Eurolines “Ritmului” ,frastornati dal traffico,con gli zaini stretti fra le mani cercammo di raccapezzarci.Proseguendo eravamo finiti in mezzo a un’importante arteria di traffico che portava a una grande incrocio,sul quale si affacciavano Hotel e ristoranti.Mentre guardavo verso la strada vidi auto e moto degli anni Novanta.Il semaforo non funzionava e dalla direzione opposta di colpo un’ondata inarrestabile di veicoli partì verso di noi.Quando arrivammo sul marciapiede opposto esultammo energicamente.Imboccata una via laterale che attraversava tanti edifici individuammo una serie di insegne di alberghi e scegliemmo il più economico.Ci venne assegnata una camera al secondo piano,una piccola stanza che si affacciava in un giardino.Praticamente c’era solo un piccolo armadietto e davanti alla finestra c’era un rudimentale tavolino di legno con il ripiano coperto da guide turistiche.Sedetti sul bordo del letto e cominciai faticosamente ad armeggiare nello zaino.Cercavo il sapone perchè dovevo farmi assolutamente una doccia,mi sentivo uno schifo.Uscito dalla doccia vidi Francesco sdraiato per qualche minuto a occhi chiusi.Per un attimo pensai che si fosse addormentato,ma poi si alzò,spalancò gli occhi e attraversò la stanza sbadigliando.
« Mi faccio una doccia e usciamo » sussurrò.E così iniziò il mio viaggio,la prima notte a Bucarest.
All’ostello cambiammo 100 Euro e poi uscimmo.Era quasi mezzanotte e faceva molto caldo e dopo una cena decidemmo di tornare a dormire.La mattina seguente faceva molto più caldo della sera prima.Sotto il bagliore spietato del sole di mezzogiorno le viuzze che portavano al mercato,avevano un’aria logora e sporca.Ci guardammo intorno frastornati della calura.I marciapiedi erano affollati di venditori di manifesti e di biglietti da circo.
Tutt’intorno a noi la gente andava di gran fretta,la strada era intasata di traffico,i gas di scarico irritavano i polmoni,la frenetica avanzata dei veicoli,l’assurda velocità a cui procedevano ci lasciava sbalorditi.Quando passammo davanti a piccoli negozietti il profumo dei dolci mi provocò un borbottio nello stomaco.Da qui la scoperta dei favolosi dolci che fanno in Romania,tra i miei preferiti il “Diosh Pita” composto da farina, uova, zucchero cioccolato fondente e rum.
A mano a mano che ci avvicinavamo al centro storico le strade diventavano sempre più strette ed affollate,fino ad arrivare nei pressi dell’edificio civile di Bucarest “Hanul lui Manuc“,che meglio mostra l’architettura tradizionale romena,con l’abbondante uso del legno nelle doppie gallerie,nelle finestre e nei rivestimenti.Ancora oggi è destinato all’accoglienza e vi si trovano un albergo e dei ristoranti.In quella piazza decidemmo di prendere un taxi,il conducente mi fece omaggio di un sorriso,aveva un grosso bracciale d’argento al polso e un paio di occhiali con lenti a specchio.
Da qui iniziò il tour panoramico con il seguente itinerario : L´Arco di Trionfo ( ci ricorda l’Arco di Trionfo di Parigi ) , il viale Kiseleff per poi visitare il lago artificiale di Herastrau e la Piazza della Stampa Libera , Piazza degli Aviatori e Piazza Victoria.
« Voglio vedere il Palazzo del Parlamento » sussurrai all’improvviso.
Il tassista sorrise e poi,sempre con la testa voltata per guardarci,fece un’inversione a U in mezzo al traffico.Francesco fece una smorfia,io chiusi istintivamente gli occhi sentendomi scorrere nelle vene un’inebriante ondata di adrenalina. Per un secondo terribile fui investito dal frastuono dei clacson,dalle imprecazioni e dall’odore dei gas di scarico.Poi riaprii gli occhi e vidi le rive del fiume Dambovita e capii che eravamo diretti verso il Palazzo del Parlamento ( la piu’ grande costruzione in Europa e la seconda al mondo dopo il Pentagono con piu di 1000 stanze ). Seppure non si possa considerare un prezioso elemento del patrimonio artistico della città, è ciò che più efficacemente testimonia il recente passato della Romania e racconta le sofferenze e le speranze della sua gente.
Arrivati al Palazzo mi voltai verso il conducente del taxi per consegnarli il denaro pattuito all’inizio.Lui prese le banconote con disapprovazione,molto lentamente le infilò nel taschino della camicia e poi,guardandomi negli occhi,tese ancora la mano.
« Novanta Leu » disse.
« Che cosa?!» risposi.
Lui mi fissava impassibile.
« Avevamo pattuito in modo diverso »continuai deciso.
« Allora dato che vuoi fare l’imbroglione,perchè non hai messo in funzione il tassametro? »
« No italiano,il tassametro è rotto,avevamo stabilito novanta Leu(circa 20 euro)»
« No abbiamo stabilito 10 Euro » risposi scocciato.
Dopo un breve riflessione decisi di accontentarlo,anche se andavo contro il mio orgoglio.Scesi dal taxi e imparai la mia prima lezione da “viaggiatore”, che consisteva nell’evitare di prendere taxi,dato che questa categoria specula sul turista.Entrammo nell’atrio del Palazzo,e vidi questa imponente struttura,seconda solo al Pentagono.Fu voluta da Ceaușescu,per tenere i più importanti funzionari sotto stretto controllo,ed è la trasposizione in pietra del faraonico sogno del dittatore,all’ossessiva ricerca di segni tangibili che certificassero l’importanza internazionale della Romania,nonchè il proprio potere autocratico.
Il nostro viaggio continuò tra birre,spese “milionarie”(milioni di Leu) al supermercato,con i fantastici dolci rumeni,partite di calcio improvvisate al complesso sportivo Lia Manoliu (nei pressi dello Stadionul Național) e fantastiche serate alla Piazza dell’Università.
Insomma un’esperienza bellissima che mi ha consegnato la “chiave della porta” che mi fece entrare nel mondo che avevo sempre desiderato(non a caso ho messo all’inizio di questa pagina,il simbolo di una porta “l’arco del trionfo di Bucarest ” che rappresenta il passaggio dai miei sogni,alla “realizzazione” ).
Finalmente ero riuscito a realizzare quello che avevo sempre desiderato. Dopo tanti “bidoni” subiti dagli amici,con i loro soffocanti “schemini” da seguire,con il loro conformismo e adattamento culturale alla mentalità calabrese,io,mi dicevo con l’ottimismo trionfalistico dei giovani,sarei andato controcorrente tutta la vita. Ho preferito raccontare la storia dei miei sogni,del mio primo viaggio,proseguo dicendo che anche se non ho realizzato quello che speravo,non smetterò mai di sognare.

I sogni ti illudono per il futuro e ti proteggono da una triste realtà.
Viaggiare è l’unico modo per valorizzare il lato da bambino che tutti noi dobbiamo salvaguardare.
Il senso della mia vita è quello di inseguire i miei sogni!!!

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