Borghi provincia di Crotone

CARTINA

Strongoli

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Come aquila appollaiata sull’irto colle che guarda la Sila e avvista l’incantevole marina jonica, si eleva Strongoli , ricca terra di messi e di biade ,città di gloriose gesta.
Il passeggero vi transita indifferente , perchè pochi sanno dell’antica gloria e della vetusta bellezza di che fu superba un giorno nei fasti della nostra gente e nella luce della nostra epopea. Quivi fu l’antica Petelia. La sua storia luminosa di eroismo e di fede è come suggellata ed eternata nei canti e nelle cronistorie degli antichi padri romani. Infatti quando nel 264 a.C. ebbero inizio le guerre puniche, Petelia rimase fedele a Roma. Con la sconfitta di Canne (216 a.C.) l’esercito romano venne dimezzato ed Annibale, dopo aver conquistato gran parte della penisola e dopo aver lasciato a Capua una guarnigione di 700 uomini, si dirisse alla conquista dell’Italia meridionale ed in particolare del Bruttium. Molte città si schierarono co i Cartaginesi; solo Petelia ebbe l’ardire ed il coraggio di opporsi alle truppe puniche per ben undici mesi. Quando, alla fine i cartaginesi si apprestavano ad entrare nella città, ormai ridotta allo stremo, i Petelini gridarono dall’alto delle loro mura il disprezzo all’ineluttabile disfatta col famoso grido, riportato dal poeta latino Valerio Massimo :

«Itaque Hannibali non Peteliam, sed fidei Petelinae sepulcrum capere contigit»

(«Così ad Annibale toccò prendere non Petelia, ma il sepolcro della fedeltà petelina»).
Questa grande prova valse a Petelia l’appellativo di seconda Sagunto (città della Spagna anch’essa fedele a Roma).

Una larga epifagre posta all’entrata del paese ne avvisa il passeggero:

CescoZito
L’autore latino Silio Italico con molta ammirazione scrive:
«Fumabat versis incensa Petelia tectis, infelix fidei miseraeque secunda Sagunto» («Fumava Petelia incendiata con i tetti riversi, una seconda Sagunto infelice per la fedeltà compassionevole»). Durante gli undici mesi di assedio, una piccola delegazione di petilini si recò a alla curia romana per chiedere aiuto, ottenendo un netto rifiuto in quanto gli eserciti romani erano impegnati su altri campi di battaglia. I Romani, ben consapevoli delle difficoltà che Petelia avrebbe dovuto fronteggiare, lasciarono libertà di arrendersi alle truppe nemiche, ma Petelia a costo dell’enorme sacrificio si oppose al nemico e riuscì a frenarlo per undici mesi, al contrario città potenti come Crotone che si erano subito arrese. Dopo la distruzione Petelia venne affidata ai Bruzi. Sotto le mura della città morirà anche il console Marcello (la tomba potrebbe trovarsi nei pressi di Strongoli in località Battaglia; nel tardo 1900 vi sono trovati avanzi di un cadavere con l’elsa di una spada, un anello e due vasi crematoi). Nel frattempo le truppe romane riacquistarono le loro forze e tutte le città perdute furono riscattate ad opera di Publio Sempronio Tubitano. Ormai la guerra stava per arrivare all’epilogo ed Annibale fu richiamato in patria, ma in attesa del vento favorevole per salpare, fu assalito e molti suoi Numidi rimasero uccisi sulle spiagge di Crotone. Circa 1000 Petilini furono riportati nella loro patria dai romani. Dichiarata quindi Petelia “libera e federata” (si governava con magistrati e leggi proprie) Roma le concesse il diritto di battere moneta.[senza fonte] Fu un grande privilegio quello di coniare monete in bronzo, con tipi e legenda greci uniformati (diritto concesso a pochi); mantenne questi privilegi fino all’89 a.C. quando in seguito alla legge Plautia-Papira cambiò condizione divenendo municipio e fu classificata nella gens Cornelia. Petelia fu la sola a sopravvivere anche alla decadenza di Crotone. Tutt’oggi il valore della gloriosa città è dimostrata dai continui ritrovamenti archeologici.

Strongoli oggi

Castello Strongoli
Grazie alla monetazione di Petelia, interamente in bronzo che fu l’espressione, a partire del III secolo a.C. dello status di autonomia che la città seppe garantirsi nei rapporti con la potenza di Roma, oggi a Strongoli vengono trovate ancora molte monete e reperti archeologici. Il castello ( illustrato nella foto precedente ) è “tuttora in fase di restaurazione (2013). Sorge sul punto più alto del paese su quella che un tempo doveva essere l’acropoli della città di Petelia, una delle più interessanti ed evolute della Magna Grecia in Calabria.
La storia di Strongoli è piena di ritrovamenti archeologici. Correva l’anno 1996 quando furono portati alla luce interessanti reperti nel corso degli scavi per la metanizzazione. Ci riferiamo ad una strada di grande comunicazione tra corso Miraglia e la statale 492 in pieno abitato; le tracce con pavimento di mosaico dei resti di una villa in via Tobruk; su via 25 aprile (comprensorio della villa del Popolo) vi erano sino agli anni ’60 resti delle mura di cinta, smantellate semplicemente per far posto ad insediamenti urbani. “In via Rosario nel 1996 – ci riferisce Armando Taliano Grasso, in testa ad una équipe che curava la descrizione e catalogazione di quanto si rinviene negli scavi per la posa dei tubi – erano emerse le tracce di epoca più antica di quella greca, tra cui materiali protostorici, tra i quali diversi frammenti di ceramica geometrica enotrica appartenente al VIII secolo a.c. Tesori archeologici di una certa fattura (101 monete di età greca e romana, statuine, ciotole, spille, anelli, orecchini e quanto altro) furono sequestrati dalla Guardia di Finanza nello stesso periodo e furono, poi, consegnati alla Sovrintendenza archeologica di Reggio Calabria. Fu ritrovato a Strongoli un edificio di epoca ellenica costituito da una struttura muraria che delinea i tratti salienti di una costruzione gentilizia costituita da alcune stanze e servizi. Una casa, quindi, nell’immediata periferia di quelle che dovevano essere le cinte dell’antica cittadina di Petelia. Peccato che a Strongoli sono state poco tutelate le zone archeologiche e i vari reperti trovati sono andati a finire in tutti i musei del mondo; da poco tempo Strongoli ha il Museo ,ma viene usato come sala conferenze e ospita pochissimi reperti archeologici. A strongoli è stato trovato anche un Askos Magno Greco che dal novembre 2009 si trova al Museo archeologico nazionale di Crotone. Lo straordinario askos bronzeo a forma di Sirena (V sec. a.C.), proveniente dalle Murgie di Strongoli, è stato restituito dal Getty Museum di Malibu (USA). A livello mondiale ne sono conosciuti solo tre esemplari: di questi ben due, quindi, sono conservati a Crotone.

Santa Severina

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Santa Severina è un comune di 2.220 abitanti della provincia di Crotone. Lungo la valle interna del fiume Neto incontriamo il Castello (illustrato nella foto precedente) di Santa Severina: opera militare tra le più complesse e meglio conservate, composta da un mastio quadrato, quattrocentesco, con quattro torri angolari cilindriche angioine. La sua costruzione risale all’epoca della dominazione normanna (XI secolo) su una fortificazione preesistente di epoca bizantina. Nel corso dei secoli e dei passaggi dalle varie famiglie regnanti, ha subito varie modifiche. Si ipotizza che l’area dove sorse il Castello fosse già occupata in età greca, come fatto supporre da alcuni scavi condotti durante il restauro. Di notevole interesse sono i resti di una chiesa bizantina (con pareti affrescate) e di una necropoli dello stesso periodo storico. A testimonianza di quel passato bizantino che ha caratterizzato la regione restano, nella zona orientale del borgo, il quartiere della Grecia con le sue case abbarbicate sullo sperone roccioso, anticamente abitato dagli ebrei, che vi si rifugiarono dopo essere stati scacciati dal Regno in seguito all’editto del 1510 di don Pedro di Toledo; il Battistero edificato tra l’VIII e il IX secolo, unico in Italia ad avere una pianta circolare con quattro appendici, e alle pareti quattro finestre a traforo; la Cattedrale di Sant’Anastasia, patrona del paese, eretta da Ruggero Stefanuzia tra il 1247 e il 1259 e la Chiesa di Santa Filomena o Pozzoleo, all’ingresso del paese, costruita su due piani: quello superiore dedicato a Santa Filomena e quello inferiore a Santa Maria del Pozzo.

Carfizzi

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Carfizzi è un comune italiano di 705 abitanti a 20 km dalla costa jonica (Cirò Marina) e a 50 km dall’altopiano della Sila, ed è il più piccolo comune della provincia di Crotone. È tra le comunità albanesi d’Italia che conserva la lingua, gli usi e le tradizioni dei padri, ma ha adottato il rito latino rinunciando al rito bizantino greco. Caratteristiche le sue piccole viuzze lastricate in pietra, le case dallo stile rurale e le campagne, che custodiscono resti di vecchi mulini.

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